Arriva una nuova opzione terapeutica per una delle situazioni più difficili dell’oncologia ginecologica: il tumore dell’ovaio resistente al platino. L’AIFA ha reso rimborsabile mirvetuximab soravtansine, descritto come la prima innovazione terapeutica dell’ultimo decennio per queste pazienti. La notizia è stata ripresa da ANSA il 2 luglio 2026.
Un farmaco “a bersaglio”: come funziona
Mirvetuximab soravtansine è il primo e unico anticorpo farmaco-coniugato (ADC) approvato in Italia per questa indicazione. Funziona come un “missile guidato”: un anticorpo monoclonale riconosce il recettore alfa dei folati (FRα), presente sulla superficie delle cellule tumorali, e vi consegna direttamente un potente farmaco citotossico, colpendo il tumore e risparmiando in gran parte i tessuti sani.
Per questo motivo è indicato solo nelle pazienti il cui tumore esprime il recettore FRα, individuabile con un test specifico — un esempio concreto di medicina di precisione in oncologia ginecologica.
Per chi è indicato
Il trattamento è rivolto alle pazienti con:
- carcinoma epiteliale dell’ovaio sieroso ad alto grado, tumore della tuba di Falloppio o tumore peritoneale primario;
- positività al recettore FRα;
- malattia resistente al platino, cioè non più responsiva alla chemioterapia a base di platino, storicamente il cardine del trattamento.
Analisi dello studio: MIRASOL
L’approvazione si basa sullo studio di fase 3 MIRASOL (NCT04209855), che ha confrontato mirvetuximab soravtansine con la chemioterapia a scelta dello sperimentatore in 453 pazienti con tumore ovarico sieroso ad alto grado, platino-resistente e FRα-positivo. I risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.
- Sopravvivenza libera da progressione (PFS): 5,62 mesi contro 3,98 mesi della chemioterapia — riduzione del 35% del rischio di progressione (HR 0,65; p < 0,0001);
- Sopravvivenza globale (OS): 16,85 mesi contro 13,34 mesi (HR 0,68; p = 0,0004);
- è il primo trattamento a dimostrare un beneficio di sopravvivenza globale nel tumore ovarico platino-resistente in uno studio di fase 3.
Il dato sulla progressione è quello sottolineato anche dagli specialisti italiani:
«Riduzione del 35% del rischio di progressione del tumore», ha evidenziato Domenica Lorusso, direttrice dell’oncologia ginecologica di Humanitas.
Il peso della malattia in Italia
Il tumore dell’ovaio provoca in Italia oltre 5.400 nuovi casi ogni anno, come ricordato da Sandro Pignata, coordinatore della rete oncologica campana. È una neoplasia spesso diagnosticata in fase avanzata, e la resistenza al platino rappresenta lo snodo prognostico più critico: per questo un farmaco capace di migliorare la sopravvivenza in questo scenario ha un valore clinico particolarmente rilevante.
Fonti
- Tumore ovarico, nuovo farmaco per le pazienti non idonee alla chemioterapia — ANSA, 2 luglio 2026
- Studio MIRASOL (fase 3, NCT04209855), New England Journal of Medicine — DOI: 10.1056/NEJMoa2309169
- Dati aggiornati MIRASOL su OncLive



