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Guide07 agosto 20268 min di lettura

Il percorso del paziente oncologico: le tappe dalla diagnosi al follow-up

Una diagnosi oncologica introduce il paziente e i suoi familiari in un percorso clinico ed emotivo complesso. Nel sistema sanitario italiano, questo tragitto è strutturato attorno a Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA) e guidato da un team multidisciplinare (il GOM, Gruppo Oncologico Multidisciplinare), che accompagna la persona attraverso quattro tappe fondamentali: 1. La Diagnosi: Parte da un sospetto clinico e si concretizza attraverso esami di imaging, biopsia ed esame istologico. Include la stadiazione del tumore (sistema TNM) e la discussione collegiale del caso tra diversi specialisti. Chiedere un secondo parere in questa fase è una prassi normale e legittima. 2. Il Trattamento: Non esistono protocolli universali, ma strategie personalizzate costruite sulle linee guida scientifiche (es. AIOM). Il piano può combinare chirurgia, radioterapia, chemioterapia, immunoterapia o terapie target, integrando la gestione attiva degli effetti collaterali. 3. Il Supporto: La cura è rivolta alla persona, non solo alla malattia. Prevede l'integrazione precoce delle cure simultanee (gestione dei sintomi e qualità della vita), del supporto psico-oncologico e, dove opportuno, dell'oncologia integrata (terapie complementari da concordare sempre con l'oncologo). 4. Il Follow-up: Conclusa la terapia attiva, inizia una fase di sorveglianza periodica personalizzata (visite ed esami) per monitorare lo stato di salute nel tempo. Punto chiave: Ogni decisione, dubbio o informazione raccolta autonomamente deve sempre essere condivisa con il proprio oncologo di riferimento, l'unico in grado di valutare il caso specifico.

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Una diagnosi di tumore fa piombare chi la riceve — e chi gli sta accanto — in un vocabolario nuovo e in un susseguirsi di appuntamenti, esami e decisioni che spesso arrivano tutti insieme. Una delle domande più frequenti, in questa fase, non riguarda tanto "guarirò?" quanto qualcosa di più concreto: cosa succede adesso, passo dopo passo?

Questa guida mappa il percorso del paziente oncologico nelle sue quattro tappe principali — diagnosi, trattamento, supporto, follow-up — così come è generalmente organizzato nel sistema sanitario italiano. Non sostituisce le indicazioni del tuo team curante, che restano l'unico riferimento per il tuo caso specifico: serve piuttosto a dare un orientamento generale, per affrontare ogni fase sapendo cosa aspettarsi e quali domande porre.

Tappa 1 — La diagnosi: dal sospetto alla presa in carico

Il percorso inizia quasi sempre con un sospetto clinico — un sintomo, un esame di screening, un reperto occasionale — che porta ad accertamenti più approfonditi: esami di imaging (TC, risonanza, ecografia), esami del sangue ed emocromo, e nella maggior parte dei casi una biopsia, cioè il prelievo di un campione di tessuto che l'anatomopatologo analizza per confermare (o escludere) la presenza di cellule tumorali e definirne le caratteristiche.

Se la diagnosi è confermata, il passo successivo è la stadiazione: si stabilisce quanto la malattia si è estesa, tipicamente con il sistema di classificazione TNM (Tumore primitivo, linfoNodi, Metastasi). Il nostro approfondimento su cosa significano gli stadi I-IV del tumore spiega questo passaggio nel dettaglio, così come il referto istologico — spesso pieno di sigle poco chiare — è oggetto della nostra guida su come leggere un referto oncologico.

In Italia, dal Decreto Ministeriale 70/2015 in avanti, le Regioni sono state indirizzate a organizzare l'assistenza oncologica attorno a Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (PDTA), protocolli condivisi che definiscono le tappe di diagnosi, stadiazione, trattamento e follow-up per ciascuna patologia [1]. Un elemento chiave di questo modello è il Gruppo Oncologico Multidisciplinare (GOM), talvolta chiamato anche Gruppo Interdisciplinare di Cure (GIC) o tumor board: oncologo, chirurgo, radioterapista, anatomopatologo, radiologo e altre figure specialistiche discutono collegialmente il caso per definire insieme la strategia più appropriata, invece di affidarla a un singolo specialista [2]. Dal 2022 esiste anche una società scientifica dedicata a questo modello, l'AIGOM (Associazione Italiana Gruppi Oncologici Multidisciplinari) [2].

In questa fase è del tutto normale — e non un affronto verso il proprio medico — voler chiedere un secondo parere prima di iniziare un trattamento importante, soprattutto quando la diagnosi è complessa o le opzioni terapeutiche non sono uniche. Un secondo parere serve a confermare la strategia proposta o a chiarire dubbi residui, e un buon team curante lo considera una prassi legittima, non un'interferenza.

Tappa 2 — Il trattamento: la strategia si decide, non si improvvisa

Dopo la stadiazione, il GOM propone una strategia terapeutica costruita sul singolo paziente: il tipo e lo stadio del tumore, le condizioni generali di salute, le preferenze della persona. A seconda dei casi, il piano può prevedere chirurgia, radioterapia, chemioterapia, terapie a bersaglio molecolare, terapia ormonale o immunoterapia, spesso combinate tra loro in sequenze definite (per esempio chemioterapia prima o dopo l'intervento chirurgico).

Non esiste un protocollo "universale": il piano terapeutico viene costruito seguendo le linee guida elaborate dalle società scientifiche oncologiche — in Italia, principalmente l'AIOM, in coordinamento con il Sistema Nazionale Linee Guida dell'Istituto Superiore di Sanità (aiom.it/linee-guida-aiom) — e poi adattato al singolo caso dal team curante [3]. È il tuo oncologo, e non uno schema generale valido per tutti, il riferimento corretto su farmaci, tempi e dosaggi del tuo trattamento specifico.

Questa fase comporta quasi sempre anche una gestione attiva degli effetti collaterali: nausea, stanchezza (fatigue), variazioni dell'appetito, cambiamenti nella pelle o nei capelli, secondo il trattamento ricevuto. Il nostro approfondimento su come gestire gli effetti collaterali della chemioterapia entra nel dettaglio pratico di questa parte del percorso, che oggi dispone di strumenti di supporto molto più efficaci rispetto al passato (antiemetici, fattori di crescita, protocolli di prevenzione della neutropenia febbrile).

Tappa 3 — Il supporto: cure simultanee, aspetti psicologici e oncologia integrata

Il percorso di cura oncologico non riguarda solo il tumore: riguarda la persona che lo attraversa. Per questo, accanto alle terapie attive, le linee guida italiane raccomandano le cosiddette cure simultanee: il documento congiunto AIOM-SICP (Associazione Italiana di Oncologia Medica e Società Italiana di Cure Palliative) indica di integrare precocemente, fin dalle prime fasi della malattia avanzata, la gestione dei sintomi e il supporto alla qualità della vita accanto alle terapie antitumorali attive — non solo nella fase finale della malattia [4].

Questo supporto ha più dimensioni. Una è quella psicologica: l'impatto emotivo di una diagnosi oncologica su paziente e familiari è un ambito di attenzione clinica riconosciuto, ed è la ragione per cui molti centri oncologici includono un servizio di psico-oncologia nel percorso di cura. Un'altra dimensione, spesso meno conosciuta ma sempre più discussa, è quella dell'oncologia integrata: l'uso di pratiche complementari — mai in sostituzione delle terapie oncologiche convenzionali — pensate per aiutare a gestire sintomi ed effetti collaterali e sostenere la qualità della vita durante e dopo il trattamento. Ne parliamo in modo più approfondito nella nostra guida dedicata a cos'è, davvero, l'oncologia integrata.

In Italia, un punto di riferimento su questo tema è ARTOI (Fondazione per la Ricerca in Terapie Oncologiche Integrate), presieduta dal dott. Massimo Bonucci, che descrive la propria missione come l'affiancamento — "fianco a fianco", mai in sostituzione — di pratiche integrate alle terapie oncologiche convenzionali [5]. (Trasparenza: il dott. Lorenzo Anelli è socio ARTOI; la fondazione è qui citata come fonte di riferimento sul tema, non come promozione di specifiche pratiche.) Come per ogni ambito della medicina, il principio guida resta lo stesso: qualunque pratica di supporto va sempre discussa apertamente con il proprio oncologo, prima di iniziarla — anche perché alcuni prodotti naturali possono interferire con farmaci chemioterapici o terapie a bersaglio molecolare — e va considerata un affiancamento al percorso di cura, mai un percorso alternativo gestito al di fuori del centro oncologico di riferimento.

Tappa 4 — Il follow-up: la sorveglianza dopo le terapie attive Quando le terapie attive si concludono, il percorso non finisce: cambia forma. Si entra nella fase di follow-up oncologico, il programma di controlli periodici — colloquio clinico, visita, ed esami strumentali o di laboratorio quando indicati — che il team curante costruisce sul singolo paziente, sul tipo di tumore trattato e sulla terapia ricevuta. Il nostro approfondimento su cosa aspettarsi dai controlli di follow-up oncologico spiega questa fase più nel dettaglio, incluso un aspetto spesso sottovalutato: il follow-up è sorveglianza attiva nel tempo, non un segnale che il rischio di recidiva sia rimasto identico a quando è iniziata la cura.

Un percorso che si costruisce insieme al tuo team curante Le quattro tappe descritte qui — diagnosi, trattamento, supporto, follow-up — non sono un elenco rigido uguale per tutti: l'ordine, la durata e i dettagli di ciascuna fase variano da persona a persona, da tumore a tumore. Quello che resta costante è il valore di un'informazione affidabile lungo tutto il percorso: online circolano moltissimi contenuti su diagnosi e terapie oncologiche, non tutti verificati o corretti, ed è comprensibile — soprattutto nei momenti di maggiore incertezza — sentirsi attratti da promesse di soluzioni rapide o miracolose. Il modo più sicuro per orientarsi resta uno solo: portare ogni dubbio, ogni articolo letto online, ogni proposta di trattamento non convenzionale direttamente al proprio oncologo, prima di agire.

In sintesi

Il percorso del paziente oncologico si costruisce, tappa dopo tappa, attorno a un team multidisciplinare che decide collegialmente (diagnosi e stadiazione), propone una strategia terapeutica su misura (trattamento), affianca alla cura del tumore la cura della persona (supporto) e continua ad accompagnarla anche dopo la fine delle terapie attive (follow-up). Conoscere in anticipo queste tappe non cambia la diagnosi, ma può rendere più gestibile il modo in cui la si affronta — un passo alla volta, senza dover affrontare da soli le domande su "cosa succede adesso".

Se stai affrontando una diagnosi oncologica o vuoi un secondo parere sul tuo percorso di cura, parlarne con un oncologo è il primo passo.

Fonti:

FAVO, Osservatorio sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, XII Rapporto — "La gestione multidisciplinare può essere un LEA?". https://osservatorio.favo.it/rapporti/dodicesimo-rapporto/parte-prima/gestione-multidisciplinare/

AIGOM — Associazione Italiana Gruppi Oncologici Multidisciplinari, "Chi siamo". https://www.aigom.it/chi-siamo/

AIOM, Linee Guida. aiom.it/linee-guida-aiom

AIOM-SICP, "Documento Cure Palliative Precoci e Simultanee", 2015. http://media.aiom.it/userfiles/files/doc/documenti_scientifici/2015_documento_AIOM-SICP.pdf

ARTOI, "Chi siamo". https://www.artoi.it/chi-siamo/ ; ARTOI, "Oncologia integrata". https://www.artoi.it/oncologia-integrata/

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