Come detergere correttamente la pelle durante le terapie oncologiche
Quando pensiamo alla skincare, la prima cosa che viene in mente è quasi sempre la crema da applicare. Ma c'è uno step fondamentale prima di applicare la crema: la detersione.
La detersione non è infatti un gesto banale: mentre rimuove sudore, sebo e impurità, può interagire anche con i lipidi e le proteine dello strato corneo, cioè con quella parte della pelle che contribuisce in maniera fondamentale alla funzione di barriera.
Questo diventa particolarmente importante durante le terapie oncologiche, perché abbiamo visto come chemioterapia, radioterapia e diversi trattamenti sistemici possano rendere la barriera cutanea più vulnerabile e favorire secchezza, prurito e irritazione.
Per questo motivo, nella supportive skincare oncologica (e non solo), scegliere come lavare la pelle è importante almeno quanto scegliere che cosa applicare dopo.
Detergere significa anche interagire con la barriera cutanea
Per rimuovere lo sporco e le sostanze grasse presenti sulla superficie della pelle, i detergenti contengono sostanze chiamate tensioattivi, o surfattanti.
I tensioattivi aiutano acqua, sebo e impurità a mescolarsi e permettono quindi di allontanarli durante il risciacquo.
Il problema è che alcuni tensioattivi possono interagire anche con i lipidi e le proteine dello strato corneo e, se particolarmente aggressivi, contribuire a secchezza, sensazione di pelle che tira, irritazione e alterazione della funzione barriera.
Gli studi hanno mostrato, per esempio, che durante il lavaggio alcuni tensioattivi possono estrarre componenti lipidiche dello strato corneo oppure rimanere in parte associati alla sua struttura anche dopo il risciacquo.
Questo non significa naturalmente che dobbiamo evitare di lavarci, ma che il tipo di detergente fa la differenza.
Perché durante le terapie dobbiamo essere più delicati?
Le terapie oncologiche possono compromettere l'integrità della pelle e associarsi a xerosi, prurito, dermatiti e altre manifestazioni cutanee.
Un panel internazionale dedicato alla skincare di supporto in oncologia ha evidenziato che chemioterapia e radioterapia possono alterare la funzione della barriera cutanea e ridurre la tolleranza della pelle nei confronti di alcuni prodotti cosmetici.
In questa situazione un detergente troppo aggressivo può aggiungere un ulteriore stress a una barriera che sta già facendo più fatica a mantenere il proprio equilibrio.
È per questo che le più recenti revisioni sulla skincare oncologica suggeriscono detergenti delicati, progettati per rispettare il più possibile la funzione barriera.
Sapone o detergente?
Nel linguaggio comune chiamiamo spesso "sapone" qualsiasi prodotto che utilizziamo per lavarci, ma dal punto di vista formulativo non sono tutti uguali.
I saponi tradizionali sono sali alcalini degli acidi grassi e tendono ad avere un pH più elevato rispetto a quello fisiologico della superficie cutanea.
I cosiddetti syndet, invece, sono detergenti sintetici che possono essere formulati con sistemi tensioattivi più delicati e con un pH più vicino a quello della pelle.
Le revisioni comparative indicano che i saponi tradizionali tendono più facilmente ad alterare lipidi, pH e funzione barriera, mentre syndet ben formulati possono risultare più rispettosi della cute.
Proprio per questo le raccomandazioni di baseline skincare per i pazienti oncologici hanno proposto detergenti sintetici delicati come opzione adatta all'uso quotidiano.
Il pH
La superficie della pelle è fisiologicamente leggermente acida e questo ambiente contribuisce a diversi processi legati alla funzione dello strato corneo e al mantenimento della barriera.
Detergenti molto alcalini possono modificare temporaneamente il pH cutaneo e influenzare le proprietà strutturali dello strato corneo.
Per questo diverse raccomandazioni oncologiche suggeriscono detergenti con un pH vicino a quello fisiologico della pelle, indicativamente intorno a 5-5,5.
In uno studio condotto su pazienti in chemioterapia con pelle secca e sensibile, l'utilizzo per tre settimane di un sistema comprendente detergente ed emolliente entrambi a pH 5,5 è stato associato a un aumento dell'idratazione dello strato corneo e a una riduzione della perdita d'acqua transepidermica.
È però importante non fermarsi al numero scritto sulla confezione, perché un pH di 5,5 non rende automaticamente delicato un detergente; la tollerabilità dipende infatti anche dal tipo e dalla concentrazione dei tensioattivi, dalla formulazione complessiva e dall'interazione tra il prodotto e lo strato corneo.
Quindi, ancora una volta, non possiamo giudicare un cosmetico da un solo parametro.
Più schiuma significa che deterge meglio?
No: la quantità di schiuma non è una misura affidabile né del potere detergente né della delicatezza di un prodotto.
La tollerabilità dipende soprattutto da come il sistema di tensioattivi interagisce con le proteine e i lipidi dello strato corneo.
Esistono infatti detergenti schiumogeni formulati con sistemi tensioattivi relativamente delicati e detergenti apparentemente semplici che possono risultare più aggressivi.
Per questo non sceglierei mai un detergente soltanto sulla base della sensazione di "pulito" o della quantità di schiuma che produce.
Profumo sì o no?
Le fragranze rappresentano una delle possibili cause di dermatite allergica da contatto e possono costituire uno stimolo irritativo o sensoriale nelle persone particolarmente sensibili.
Per questo, soprattutto in presenza di xerosi, pelle molto reattiva, prurito o una storia di allergia ai profumi, scegliere una formulazione senza profumo può essere una strategia prudente.
Non è però scientificamente corretto affermare che qualunque detergente profumato sia necessariamente irritante, perché alcuni studi su persone con pelle sensibile hanno mostrato una buona tollerabilità anche per specifiche formulazioni contenenti fragranze selezionate.
Anche qui vale quindi il principio che accompagnerà tutta questa rubrica: conta la formulazione nel suo insieme e conta soprattutto la pelle della persona che la utilizza.
Anche l'acqua può fare la differenza
Non dobbiamo guardare soltanto al detergente, perché anche temperatura, durata e frequenza del lavaggio possono influenzare la barriera cutanea.
In uno studio condotto su volontari sani, l'esposizione prolungata all'acqua danneggia la funzione della barriera cutanea, con l'acqua calda che può essere ancora più dannosa determinando un aumento della perdita d'acqua transepidermica, del pH cutaneo e dell'eritema.
Trattandosi di uno studio osservazionale, questo dato non dimostra che l'acqua calda sia da sola la causa del problema, ma offre comunque un buon motivo per evitare esposizioni prolungate a temperature molto elevate quando la pelle è già vulnerabile.
In pratica, durante le terapie sono preferibili quindi docce non troppo lunghe e acqua tiepida piuttosto che molto calda, soprattutto se la pelle è già secca o sensibile.
Lavarsi troppo può essere un problema?
Ogni lavaggio modifica temporaneamente alcune caratteristiche della superficie cutanea e lavaggi ripetuti possono aumentare l'effetto sulla barriera.
Immersione e doccia determinano un aumento transitorio della TEWL dopo il contatto con l'acqua, sebbene in uno studio su volontari sani non siano emerse differenze sostanziali tra le due modalità.
Questo non significa che dobbiamo ridurre l'igiene, ma che più lavaggi non significano necessariamente più salute per la pelle.
La frequenza della detersione dovrebbe quindi essere ragionevole e adattata alle esigenze reali della persona e della zona da detergere.
E durante la radioterapia? Posso lavare la zona irradiata?
Questo è uno dei falsi miti più importanti da chiarire.
Per molti anni ai pazienti sottoposti a radioterapia è stato spesso consigliato di non lavare la zona irradiata per paura di aggravare la radiodermite. Gli studi successivi hanno però mostrato che una detersione delicata non aumenta la radiodermite e può addirittura essere associata a reazioni cutanee meno severe rispetto al non lavaggio.
Già uno studio randomizzato su pazienti sottoposte a radioterapia della mammella o della parete toracica aveva mostrato reazioni acute meno intense nei gruppi autorizzati a lavarsi rispetto al gruppo che non lavava la zona.
Un altro studio randomizzato in pazienti trattati con radioterapia per carcinoma nasofaringeo ha osservato una minore gravità della radiodermite e meno desquamazione umida nei gruppi che lavavano la cute rispetto a chi non la lavava.
Quindi radioterapia non significa "non lavare la pelle", ma significa detergere la zona nel modo indicato dal proprio centro di radioterapia e con prodotti appropriati.
Quindi quale detergente sceglierei?
Non cercherei semplicemente un prodotto che riporti in etichetta la parola "delicato" o "per pelle sensibile", perché studi comparativi hanno mostrato che prodotti commercializzati per la pelle secca o sensibile possono avere potenziali irritativi molto differenti.
Cercherei piuttosto una formulazione semplice, ben tollerata, con un sistema detergente delicato e preferibilmente vicino al pH fisiologico della pelle, soprattutto se la barriera è già compromessa.
Nelle raccomandazioni oncologiche internazionali vengono indicati detergenti delicati con pH vicino a quello cutaneo come parte della skincare di base.
Le raccomandazioni più recenti propongono valori prossimi al pH fisiologico, indicativamente nell'intervallo 4-6, e suggeriscono di evitare detergenti fortemente alcalini quando la cute è vulnerabile.
Ricorderei però sempre che pH, assenza di profumo o presenza di un singolo ingrediente non bastano da soli a dirci se il detergente è davvero adatto.
Nella pratica quotidiana
Se dovessi sintetizzare ciò che emerge dalla letteratura, durante le terapie oncologiche seguirei questi principi:
- detergere sì, ma delicatamente, scegliendo un prodotto ben tollerato e preferibilmente formulato per rispettare la barriera cutanea;
- evitare l'acqua molto calda e le esposizioni prolungate, soprattutto quando la pelle è già secca o irritata;
- non pensare che "più schiuma" significhi "più pulito" o che un prodotto sia delicato solo perché ha pH 5,5;
- preferire formule essenziali quando la pelle diventa molto reattiva, valutando con maggiore prudenza profumi e altri potenziali irritanti;
- durante la radioterapia non evitare automaticamente il lavaggio, ma seguire le indicazioni specifiche del centro sulla zona irradiata.
Dopo la detersione
Una cute sottoposta a trattamento oncologico può beneficiare anche di una corretta idratazione dopo il lavaggio, soprattutto quando è presente xerosi.
La skincare oncologica proattiva associa infatti generalmente una detersione delicata all'impiego appropriato di emollienti e, quando indicato, alla fotoprotezione.
In pazienti in chemioterapia con cute secca e sensibile, l'associazione regolare di detergente ed emolliente a pH acido ha migliorato idratazione, perdita d'acqua transepidermica e diversi sintomi cutanei nell'arco di tre settimane.
Questo dato non significa che quella specifica strategia sia necessaria per tutti, ma conferma quanto detersione e idratazione vadano pensate insieme quando vogliamo rispettare la barriera cutanea.
Detergere la pelle durante le terapie oncologiche non significa semplicemente "lavarsi": significa trovare un equilibrio tra la necessità di mantenere una buona igiene e quella di non impoverire inutilmente una barriera già sottoposta a stress.
Un detergente non deve lasciare necessariamente la sensazione di pelle "sgrassata" per essere efficace, e una sensazione persistente di pelle che tira, brucia o prude dopo il lavaggio può indicare che quella routine non è ben tollerata.
La scelta va sempre adattata alla persona, alla condizione della cute e alla terapia che sta affrontando, perché non esiste un unico detergente ideale per tutti i pazienti oncologici.
E se dopo il lavaggio compaiono o peggiorano eritema importante, dolore, lesioni, fissurazioni marcate o una vera eruzione cutanea, non dobbiamo limitarci a cambiare detergente: le tossicità cutanee oncologiche possono richiedere una valutazione e una gestione specifica.
Perché anche un gesto quotidiano apparentemente semplice come lavarsi può contribuire a rispettare, oppure a mettere ulteriormente alla prova, una pelle che durante le terapie sta già lavorando molto per mantenere il proprio equilibrio.
LA PELLE RACCONTA... anche attraverso la detersione.
Dott.ssa Giorgia Grappeggia
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