Ti hanno dato una data lontana mesi per una visita, o ti hanno detto che "l'agenda è chiusa"? Sappi che alcune di queste pratiche sono vietate e che hai più diritti di quanto pensi: la legge fissa tempi massimi precisi e, se vengono superati, puoi chiedere la prestazione pagando solo il ticket.
In questo articolo ti spieghiamo i trucchi più diffusi per nascondere le liste d'attesa e come difenderti, passo per passo.
In breve
-
Controlla la classe di priorità sulla ricetta
Senza, non scatta nessun tempo massimo garantito.
-
Le agende chiuse sono vietate
Se allo sportello ti dicono "richiami più avanti", è una pratica vietata dalla legge.
-
Se non c'è posto nei tempi, hai diritto alla lista di tutela
Sono gli operatori a doverti richiamare, entro termini precisi.
-
A tempi scaduti puoi chiedere l'intramoenia pagando solo il ticket
La differenza la paga il Servizio sanitario.
-
Metti tutto per iscritto e segnala
Le richieste scritte sono la tua prova se dovrai chiedere un rimborso o rivolgerti a un giudice.
Il problema: milioni di cure rinviate
Le liste d'attesa per visite ed esami sono oggi la prima causa di disservizio percepito nella sanità pubblica italiana.
-
5,8 milioni di persone hanno rinunciato a curarsi
È successo nel 2024, secondo le elaborazioni della Fondazione GIMBE su dati Istat. Il motivo principale sono le liste d'attesa (6,8% della popolazione), mentre il 5,3% rinuncia per ragioni economiche.
-
Quasi una segnalazione su due riguarda l'accesso alle cure
Delle oltre 14.000 segnalazioni raccolte nel 2025 dal Rapporto PiT Salute di Cittadinanzattiva, il 48,2% riguarda le difficoltà di accesso alle prestazioni, cioè soprattutto le liste d'attesa.
-
Le liste bloccate frenano l'accesso
Già nel Rapporto civico sulla salute 2024 le difficoltà di accesso (32,4% di 24.043 segnalazioni) erano dovute soprattutto alle liste d'attesa bloccate.
L'attesa ha anche un prezzo. Secondo un'inchiesta di Italia Informa su dati Istat, nel 2025 le famiglie italiane hanno pagato di tasca propria 42,4 miliardi di euro per la salute, 719 euro a testa. Non è tutto denaro speso per "saltare la fila": la cifra comprende anche farmaci, dispositivi e assistenza a lungo termine, ma una parte si intreccia con le attese e con la rinuncia alle cure.
I trucchi per far finta che il problema non esista
Nel tempo si sono diffuse pratiche, alcune illegittime, che fanno sparire le liste dalle statistiche senza ridurre l'attesa reale. Conoscerle è il primo passo per difendersi.
-
Agende chiuse e liste bloccate
È la pratica di sospendere le prenotazioni: lo sportello dice "agenda chiusa, richiami più avanti". Il Ministero della Salute è netto:
"Sospendere le attività di prenotazione (fenomeno delle cosiddette liste d'attesa bloccate, agende chiuse) è una pratica vietata dalla Legge 23 dicembre 2005, n. 266, articolo 1, comma 282 (Finanziaria 2006)"
Il nuovo Piano nazionale ribadisce il divieto di chiusura o indisponibilità delle agende, con controllo affidato ad Agenas.
-
Il "rifiuto della prima data" usato contro il cittadino
Come chiarisce il Ministero, chi rifiuta la prima data disponibile proposta al momento della prenotazione esce dalla garanzia dei tempi massimi della sua classe di priorità. Alcune strutture propongono una data lontanissima o in una sede scomoda: se la si rifiuta, il sistema registra che è stato il cittadino a "non accettare", azzerando la responsabilità dell'azienda. Per questo va gestito con attenzione: chiedi sempre una risposta scritta.
-
La ricetta "monca"
Se sull'impegnativa manca la classe di priorità, non scatta alcun obbligo di tempo massimo. La legge impone invece al medico prescrittore di indicare sempre: primo accesso o accesso successivo, classe di priorità e quesito diagnostico.
-
Il dirottamento verso l'intramoenia a pagamento pieno
Davanti all'attesa lunga, viene proposto di "saltare la fila" pagando la visita privata intramuraria a tariffa piena, senza dire al cittadino che, a tempi scaduti, avrebbe diritto a ottenerla pagando solo il ticket: un diritto che spieghiamo nel dettaglio più avanti.
-
Preliste informali e numeri che non tornano
Prima dell'attuale disciplina delle "liste di tutela", capitava che l'attesa fosse parcheggiata in elenchi non tracciati. La nuova Piattaforma Nazionale delle Liste d'Attesa presso Agenas nasce proprio per rendere tracciabili disponibilità e tempi effettivi, come vedremo parlando del nuovo Piano nazionale.
Cosa dice la legge: tempi massimi e regole
Le classi di priorità
Le ha fissate il Piano nazionale di governo delle liste d'attesa e il nuovo Piano 2026-2028 le conferma. Per visite ed esami ambulatoriali, il tempo massimo dipende dalla classe scritta sulla ricetta:
| Classe | Significato | Tempo massimo |
|---|---|---|
| U | Urgente | entro 72 ore |
| B | Breve | entro 10 giorni |
| D | Differibile | entro 30 giorni (visite) / 60 giorni (diagnostica) |
| P | Programmata | entro 120 giorni |
Per i ricoveri: classe A entro 30 giorni, B entro 60, C entro 180, D senza attesa definita ma comunque entro 12 mesi.
Il nuovo Piano nazionale 2026-2028
Il nuovo Piano nazionale di governo delle liste d'attesa è stato adottato con decreto del Ministro della Salute del 26 giugno 2026 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale (n. 195) il 24 agosto 2026. Sostituisce il Piano 2019-2021. Le novità principali:
-
Tutte le agende nel CUP
Pubblico, privato accreditato e intramoenia devono confluire nei CUP, così disponibilità e tempi diventano tracciabili.
-
Una piattaforma nazionale
La Piattaforma Nazionale delle Liste d'Attesa (PNLA) di Agenas dialoga con le piattaforme regionali e i CUP ed è online dal 26 giugno 2025 sul Portale della Trasparenza di Agenas.
-
Stop alle agende chiuse
Chiusura e indisponibilità delle agende sono vietate, con controllo di Agenas.
-
Le liste di tutela
Se dopo il primo contatto con il CUP non ottieni la prenotazione nei tempi della tua classe di priorità, vieni inserito in una lista di tutela e sono gli operatori a richiamarti (non devi più farlo tu) entro 5 giorni per la priorità B, 10 per le visite D, 15 per la diagnostica D e 30 per la priorità P. Non valgono per le urgenze.
-
Notifiche, disdette e ricoveri
Arrivano sistemi di notifica e disdetta delle prenotazioni e il modello RAO per i ricoveri.
La legge 107/2024
Il decreto liste d'attesa ha istituito la cornice di monitoraggio nazionale e un Organismo di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria, con poteri sostitutivi verso le Regioni inadempienti. Il monitoraggio della Fondazione GIMBE ha però registrato forti ritardi: a sei mesi dalla legge era stato approvato solo uno dei sei decreti attuativi previsti.
A due anni dalla legge qualcosa si muove, ma in modo diseguale. Secondo i dati della Piattaforma nazionale Agenas riportati da Italia Informa, nel primo semestre 2026 le prime visite eseguite entro i tempi sono salite al 78,5% (dal 76,4% dell'anno prima), con forti differenze tra Regioni: si va dal 98,9% della Basilicata al 54,7% di Trento.
Il diritto chiave: intramoenia pagando solo il ticket
La norma centrale è l'art. 3, comma 13, del D.Lgs. 124/1998:
"(…) qualora l'attesa della prestazione richiesta si prolunghi oltre il termine fissato dal direttore generale ai sensi dei commi 10 e 11, l'assistito può chiedere che la prestazione venga resa nell'ambito dell'attività libero-professionale intramuraria, ponendo a carico dell'azienda unità sanitaria locale di appartenenza e dell'azienda unità sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione, in misura eguale, la differenza tra la somma versata a titolo di partecipazione al costo della prestazione e l'effettivo costo di quest'ultima, sulla scorta delle tariffe vigenti."
In pratica: paghi solo il ticket (o nulla, se sei esente) e la differenza è a carico del Servizio sanitario. Qui trovi una guida pratica per fare la richiesta.
Attenzione: superare i tempi non dà automaticamente diritto a prenotare di propria iniziativa una visita privata e farsela rimborsare. Prima va attivata la procedura presso l'ASL o il CUP, documentando che la struttura pubblica non ha offerto un'alternativa idonea nei tempi, come spiega anche Panorama.
E se si arriva davanti a un giudice? Nell'ottobre 2024 una sentenza del Tribunale civile di Genova ha condannato la ASL3 a rimborsare 5.000 euro a una famiglia che aveva pagato un centro privato per le terapie di logopedia e psicomotricità del figlio. Il bambino, con una diagnosi di disturbo dello spettro autistico, era stato preso in carico dal servizio pubblico solo 34 mesi dopo la diagnosi.
Una consulenza medico-legale disposta dal tribunale ha accertato che, senza quelle cure, il bambino avrebbe subito un pregiudizio grave e irreversibile, e che le spese erano congrue. Richiamando una sentenza della Cassazione del luglio 2023, la giudice ha ribadito che quando una cura è necessaria e urgente il suo costo spetta al sistema pubblico, anche se è stata eseguita in una struttura non convenzionata e senza autorizzazione dell'ASL.
È una sentenza di primo grado, legata a un caso concreto: conferma che il rimborso è possibile quando la cura è necessaria e urgente e il ritardo del pubblico è documentato, non per qualunque visita privata.
Come far valere i tuoi diritti, passo per passo
-
Controlla la ricetta
Deve riportare classe di priorità (U/B/D/P), primo accesso o accesso successivo e quesito diagnostico. Se manca la classe, chiedi al medico di inserirla: senza di essa non scatta alcun tempo massimo garantito.
-
Prenota al CUP e fatti dare una risposta tracciabile
Usa il CUP telefonico o online, lo sportello, una farmacia abilitata o il medico di base. Se la prima data proposta supera il tempo massimo della tua classe, non limitarti a rifiutarla a voce: chiedi che il diniego o la data siano messi per iscritto (e-mail, protocollo, screenshot della prenotazione online).
-
Pretendi la lista di tutela
Se non ottieni la prenotazione nei tempi, hai diritto a essere inserito in lista di tutela e a essere richiamato entro i termini previsti (5, 10, 15 o 30 giorni secondo la classe). Chiedilo esplicitamente.
-
Chiedi l'intramoenia a solo ticket o un'altra struttura
Presenta all'ASL una richiesta scritta (URP o Direzione sanitaria) citando l'art. 3, comma 13, del D.Lgs. 124/1998: chiedi la prestazione in intramoenia pagando solo il ticket, oppure presso un'altra struttura pubblica o accreditata nei tempi.
-
Se l'ASL non risponde o rifiuta, invia una diffida formale
Mandala per PEC o raccomandata con i documenti (ricetta con classe di priorità, prova del tentativo di prenotazione, data proposta fuori termine), assegnando un termine per provvedere.
-
Rivolgiti al privato solo se la cura non può aspettare
Se nonostante tutto il pubblico non ti offre un'alternativa e la cura è necessaria e urgente, puoi rivolgerti al privato conservando prescrizione, ricevute e documenti, e chiedere il rimborso, come nel caso di Genova. Il rimborso però non è automatico: prima vanno fatti i passaggi dal 2 al 5, ed è bene valutare il caso con un legale.
-
Segnala
Rivolgiti all'URP della tua ASL e, se serve, alle associazioni di tutela come Cittadinanzattiva: le segnalazioni alimentano i rapporti che fanno pressione sulle Regioni. Sulla Piattaforma Nazionale delle Liste d'Attesa di Agenas puoi consultare i dati sui tempi d'attesa.
-
In ultima istanza, il giudice
Se il rimborso viene negato o l'ASL resta inadempiente, puoi rivolgerti al tribunale civile, come ha fatto la famiglia di Genova. Nei casi urgenti, se ci sono i requisiti di legge, si può chiedere al Tribunale un provvedimento d'urgenza (ricorso ex art. 700 c.p.c.) che ordini di erogare la prestazione. Valuta sempre con un legale, soprattutto per prestazioni costose o urgenti.
Hai bisogno di supporto?
Se hai bisogno di informazioni o di assistenza per far valere i tuoi diritti sulle liste d'attesa, puoi contattarci: ti daremo tutto il supporto possibile.


