Vai al contenuto principale
Torna al blog
Guide01 ottobre 202611 min di lettura

Barriera cutanea: cosa cambia durante le terapie oncologiche

Le terapie oncologiche agiscono in modo specifico sulla pelle, alterando spesso la delicata funzione di barriera dello strato corneo. Questo articolo spiega perché la pelle diventa secca, irritabile e vulnerabile durante i trattamenti, evidenziando l'importanza di una skincare proattiva e delicata per sostenere la salute cutanea durante il percorso di cura.

Immagine dell’articolo Barriera cutanea: cosa cambia durante le terapie oncologiche
11 minuti di lettura
Testo

Barriera cutanea: cosa cambia durante le terapie oncologiche

Quando parliamo di pelle durante un percorso oncologico, è importante capire che cosa sia la barriera cutanea. È la prima linea di separazione tra il nostro organismo e l'ambiente esterno: ci aiuta a trattenere l'acqua e ci protegge dagli agenti esterni.

Alcune terapie oncologiche possono interferire con questo delicato equilibrio e rendere la pelle più secca, sensibile, facilmente irritabile o vulnerabile.

Capire cosa succede quando la barriera cutanea si altera ci aiuta anche a comprendere perché, durante alcune terapie, gesti semplici come detergere, idratare e proteggere la pelle diventino ancora più importanti.

Che cos'è davvero la barriera cutanea?

La funzione di barriera dipende soprattutto dallo strato corneo, la parte più esterna dell'epidermide. Questo strato è formato da cellule chiamate corneociti, circondate da lipidi, cioè grassi, disposti in modo ordinato.

Possiamo immaginarlo come un muro: i corneociti sono i "mattoni", mentre i lipidi tra una cellula e l'altra sono la "malta" che li tiene insieme.

Tra questi lipidi troviamo soprattutto ceramidi, colesterolo e acidi grassi liberi, la cui disposizione segue un'organizzazione precisa, che permette alla barriera di svolgere la sua funzione.

Le ceramidi, in particolare, sono una componente molto importante: contribuiscono a regolare il passaggio delle sostanze attraverso la pelle e a mantenerla idratata.

Quando tutto funziona bene, la pelle riesce a trattenere l'acqua e a controllare meglio ciò che passa dall'esterno; quando invece la barriera si altera, l'acqua si disperde più facilmente attraverso la superficie cutanea e la pelle può diventare più vulnerabile.

E qui entra in gioco un fenomeno chiamato TEWL, dall'inglese transepidermal water loss, cioè perdita d'acqua transepidermica che indica la quantità di acqua che attraversa l'epidermide e viene dispersa nell'ambiente.

In generale, quando la TEWL aumenta, significa che la barriera cutanea sta funzionando meno bene. I valori normali, però, possono cambiare in base alla zona del corpo e ad altri fattori.

La barriera può quindi iniziare a perdere efficienza prima ancora che ci siano cambiamenti visibili allo specchio e proprio per questo è un aspetto particolarmente interessante in oncologia.

Cosa possono fare le terapie oncologiche alla barriera?

Non esiste una risposta unica, perché chemioterapia, radioterapia, terapie target e immunoterapia agiscono con meccanismi differenti e producono effetti cutanei differenti; per questo è importante evitare di parlare genericamente di "pelle da paziente oncologico", come se tutte le persone e tutte le terapie determinassero gli stessi cambiamenti.

Possiamo però osservare alcuni esempi che ci aiutano a capire cosa può accadere.

Chemioterapia

I farmaci chemioterapici possono determinare diverse reazioni cutanee, tra cui xerosi, prurito, rash, alterazioni delle mucose, dei capelli e delle unghie.

Le più recenti revisioni sulla dermatotossicità da chemioterapia descrivono un coinvolgimento dei cheratinociti e l'attivazione di meccanismi infiammatori tra i processi che possono contribuire alle manifestazioni cutanee.

La xerosi, cioè la pelle eccessivamente secca, è una delle manifestazioni che possiamo osservare nel paziente oncologico e può associarsi a ruvidità, desquamazione e prurito.

Una cute molto secca non rappresenta soltanto un problema estetico, perché la xerosi è associata ad alterazioni dello strato corneo, riduzione dell'idratazione e compromissione della funzione di barriera.

Terapie target: l'esempio degli inibitori di EGFR

Gli inibitori dell'EGFR rappresentano uno dei maggiori esempi di come una terapia oncologica possa interferire direttamente con la fisiologia della pelle.

L'EGFR è il recettore del fattore di crescita epidermico e partecipa alla regolazione dei cheratinociti e all'omeostasi dell'epidermide.

Interferire farmacologicamente con questa via può quindi modificare proliferazione e differenziazione dei cheratinociti e compromettere la normale funzione della barriera epidermica.

Un recente studio sperimentale sull'erlotinib ha mostrato anche alterazioni delle tight junctions ossia le strutture che contribuiscono alla coesione e alla funzione barriera dell'epidermide.

Nella pratica clinica, gli inibitori di EGFR possono essere associati a xerosi, prurito, eruzioni papulo-pustolose e alterazioni ungueali.

In un piccolo studio condotto su pazienti trattati con gefitinib, dieci degli undici pazienti presentavano effetti cutanei e la xerosi era la manifestazione più frequente.

Nello stesso studio la TEWL media risultava superiore ai valori normali, suggerendo un'alterazione della funzione di barriera.

Un altro studio sperimentale sull'erlotinib ha osservato una riduzione dell'espressione dell'acquaporina-3, una proteina coinvolta nel trasporto di acqua nell'epidermide, proponendola come uno dei possibili meccanismi della xerosi associata al farmaco.

Questo ci fa capire perché, in alcuni trattamenti, la pelle secca non sia semplicemente una questione di "mancanza di crema", ma il risultato di modificazioni biologiche indotte dalla terapia.

Radioterapia: la barriera può cambiare prima che ce ne accorgiamo

La radioterapia può interferire con il rinnovamento dell'epidermide attraverso il danno alle cellule basali e ai progenitori epidermici e può attivare una risposta infiammatoria locale.

Le radiazioni possono inoltre alterare i processi di cheratinizzazione, contribuendo alla disfunzione strutturale della barriera epidermica.

Uno studio prospettico condotto su donne sottoposte a radioterapia mammaria ha mostrato che l'aumento della TEWL poteva comparire prima delle manifestazioni cliniche della radiodermite.

Questo significa che la funzione della barriera può iniziare ad alterarsi prima che vediamo eritema o desquamazione.

Un piccolo studio su pazienti irradiati per tumori testa-collo ha osservato modificazioni della TEWL anche indipendentemente dalla gravità clinica della radiodermite, confermando che i cambiamenti biofisici possono precedere i sintomi visibili.

Ecco perché la cute sottoposta a radioterapia richiede attenzioni specifiche e non dovrebbe essere trattata automaticamente come una normale pelle secca.

Immunoterapia

Con l'immunoterapia il meccanismo è diverso, perché gli inibitori dei checkpoint immunitari agiscono potenziando la risposta immunitaria antitumorale e possono determinare eventi avversi cutanei di natura immunomediata.

Gli inibitori dei checkpoint immunitari possono interferire con i meccanismi immunologici che mantengono l'omeostasi della pelle, producendo quadri differenti rispetto alla semplice xerosi, come rash e prurito ma anche patologie cutanee più specifiche.

Per questo, durante l'immunoterapia, una pelle che prude o sviluppa un'eruzione non dovrebbe essere interpretata automaticamente come una semplice alterazione della barriera da trattare soltanto con un cosmetico.

Come ci accorgiamo che la barriera è in difficoltà?

Quando la barriera cutanea perde efficienza possiamo osservare secchezza, ruvidità, desquamazione e prurito, manifestazioni tipicamente associate alla xerosi e una pelle molto secca può inoltre diventare più facilmente fissurata e irritabile.

Durante le terapie oncologiche possono associarsi anche bruciore, dolore, rash e altre manifestazioni che non dipendono esclusivamente dalla barriera e che richiedono una valutazione specifica.

Per questo non dobbiamo fare l'errore opposto e attribuire qualsiasi problema cutaneo semplicemente a una "pelle con la barriera danneggiata".

La pelle può essere secca perché la sua barriera è alterata, ma può anche essere sede di una tossicità farmacologica specifica, di un processo infiammatorio o di una reazione immunomediata.

Perché una barriera alterata tende a diventare un circolo vizioso?

Una barriera meno efficiente trattiene peggio l'acqua e questo favorisce secchezza e alterazioni dello strato corneo.

La xerosi può a sua volta associarsi a prurito e fissurazioni, aumentando il discomfort cutaneo.

Inoltre, una barriera compromessa protegge meno efficacemente la pelle dagli stimoli esterni e può rendere più importante evitare ulteriori fattori irritanti.

Anche detergenti troppo aggressivi possono interferire con i lipidi dello strato corneo e contribuire alla perdita di componenti importanti della barriera.

Per questo, quando una terapia rende la cute più vulnerabile, ha poco senso aggiungere volontariamente altri stress attraverso una skincare eccessivamente aggressiva.

Cosa possiamo fare concretamente?

Le raccomandazioni dedicate alla skincare del paziente oncologico attribuiscono un ruolo alla baseline skin care, cioè a una cura quotidiana semplice e regolare finalizzata a rispettare e sostenere la funzione cutanea.

Una revisione del 2026 indica tra gli elementi della skincare proattiva:

  • una detersione delicata;
  • l'utilizzo appropriato di idratanti;
  • la fotoprotezione.

Questo non significa che esista una crema capace di "riparare" qualsiasi tossicità cutanea oncologica né che tutti debbano utilizzare lo stesso prodotto.

Le strategie devono essere adattate al tipo di terapia, al problema presente e alla situazione della singola persona.

La skincare può quindi supportare la barriera, mentre una tossicità cutanea vera e propria può richiedere anche un trattamento farmacologico specifico.

E le ceramidi?

Abbiamo visto che le ceramidi sono tra i principali lipidi presenti nello strato corneo e svolgono un ruolo importante nell'organizzazione della barriera cutanea e per questo vengono spesso utilizzate nelle formulazioni cosmetiche destinate alla pelle secca o con barriera compromessa.

La presenza della parola "ceramidi" sull'etichetta, tuttavia, non garantisce automaticamente l'efficacia del prodotto, perché anche la formulazione e l'organizzazione dei lipidi all'interno del cosmetico possono influenzarne la capacità di sostenere la barriera.

Non dobbiamo aspettare che la pelle "si rompa"

Uno degli aspetti più interessanti è che i cambiamenti funzionali della barriera possono precedere quelli che vediamo a occhio nudo, come dimostrato in alcuni studi sulla cute irradiata.

Questo non significa che ogni tossicità cutanea possa essere prevenuta con la skincare, ma rafforza il razionale di un approccio proattivo piuttosto che esclusivamente reattivo.

Occuparsi della barriera prima che la pelle diventi molto secca o irritata significa soprattutto adottare abitudini rispettose e riconoscere precocemente eventuali cambiamenti.

Una distinzione fondamentale: barriera alterata o tossicità?

Una pelle secca e che tira può beneficiare di una routine dermocosmetica appropriata, ma un rash importante, una dermatite intensa, lesioni bollose o altri eventi avversi possono richiedere una vera valutazione clinica.

Questo è particolarmente importante con le immunoterapie e con alcune terapie target, che possono determinare reazioni dermatologiche molto diverse tra loro e non riconducibili alla sola secchezza cutanea.

La dermocosmesi deve quindi inserirsi all'interno della presa in carico oncologica e non diventare un modo per ritardare la segnalazione di una tossicità al team curante.


La barriera cutanea non è semplicemente "la superficie della pelle", ma un sistema complesso che ci protegge e limita la perdita di acqua verso l'esterno.

Alcune terapie oncologiche possono modificarne direttamente o indirettamente il funzionamento e questo può contribuire alla comparsa di secchezza, sensibilità, prurito e altre manifestazioni cutanee.

Ma non tutte le terapie agiscono sulla barriera nello stesso modo e non tutto ciò che compare sulla pelle è semplicemente una barriera alterata.

La cosa più importante è quindi imparare ad osservare la pelle, rispettarla nei gesti quotidiani e riconoscere quando la dermocosmesi può essere sufficiente e quando, invece, è necessario coinvolgere il team sanitario.

Perché a volte la pelle ci parla con un rash evidente, mentre altre volte comincia semplicemente a tirare, seccarsi o diventare più sensibile.

Ed è anche attraverso questi piccoli cambiamenti che LA PELLE RACCONTA... la sua barriera.

Dott.ssa Giorgia Grappeggia

Bibliografia

  • Kaminsky A, Suhl S, Sacknovitz Y, Schwartz GK, Deverapalli S, Geskin LJ. Skin health in oncology: evidence-based skin care for cancer patients. Oncologist. 2026 Jun 6;31(7):oyag194. doi: 10.1093/oncolo/oyag194. PMID: 42225610; PMCID: PMC13261062.
  • Bensadoun RJ, Humbert P, Krutman J, Luger T, Triller R, Rougier A, Seite S, Dreno B. Daily baseline skin care in the prevention, treatment, and supportive care of skin toxicity in oncology patients: recommendations from a multinational expert panel. Cancer Manag Res. 2013 Dec 9;5:401-8. doi: 10.2147/CMAR.S52256. PMID: 24353440; PMCID: PMC3862511.
  • Feingold KR. Thematic review series: skin lipids. The role of epidermal lipids in cutaneous permeability barrier homeostasis. J Lipid Res. 2007 Dec;48(12):2531-46. doi: 10.1194/jlr.R700013-JLR200. Epub 2007 Sep 13. PMID: 17872588.
  • Uchida, Y., Park, K. Ceramides in Skin Health and Disease: An Update. Am J Clin Dermatol 22, 853–866 (2021). https://doi.org/10.1007/s40257-021-00619-2
  • Salzmann M, Marmé F, Hassel JC. Prophylaxis and Management of Skin Toxicities. Breast Care (Basel). 2019 Apr;14(2):72-77. doi: 10.1159/000497232. Epub 2019 Feb 15. PMID: 31798377; PMCID: PMC6886149.
  • Tran QT, Kennedy LH, Leon Carrion S, Bodreddigari S, Goodwin SB, Sutter CH, Sutter TR. EGFR regulation of epidermal barrier function. Physiol Genomics. 2012 Apr 15;44(8):455-69. doi: 10.1152/physiolgenomics.00176.2011. Epub 2012 Mar 6. PMID: 22395315; PMCID: PMC3339861.
  • Imafuku K, Garcia-Ponce A, Waschke J. Erlotinib impairs epidermal tight junction and barrier integrity by inhibiting EGFR and Src and affects maturation of cell-cell junctions in human and mouse keratinocytes. Tissue Barriers. 2026 Jul 13:2696758. doi: 10.1080/21688370.2026.2696758. Epub ahead of print. PMID: 42441803.
  • Chandra F, Sandiono D, Sugiri U, Suwarsa O, Gunawan H. Cutaneous Side Effects and Transepidermal Water Loss To Gefitinib: A Study of 11 Patients. Dermatol Ther (Heidelb). 2017 Mar;7(1):133-141. doi: 10.1007/s13555-016-0163-0. Epub 2016 Dec 21. PMID: 28004308; PMCID: PMC5336432.
  • Ikarashi N, Kaneko M, Watanabe T, Kon R, Yoshino M, Yokoyama T, Tanaka R, Takayama N, Sakai H, Kamei J. Epidermal Growth Factor Receptor Tyrosine Kinase Inhibitor Erlotinib Induces Dry Skin via Decreased in Aquaporin-3 Expression. Biomolecules. 2020 Apr 3;10(4):545. doi: 10.3390/biom10040545. PMID: 32260143; PMCID: PMC7225942.
  • Rübe CE, Freyter BM, Tewary G, Roemer K, Hecht M, Rübe C. Radiation Dermatitis: Radiation-Induced Effects on the Structural and Immunological Barrier Function of the Epidermis. Int J Mol Sci. 2024 Mar 15;25(6):3320. doi: 10.3390/ijms25063320. PMID: 38542294; PMCID: PMC10970573.

Quando vuoi andare oltre

Porta questa domanda a chi può ascoltarla.

Questo articolo può aiutarti a preparare il confronto. Un professionista può aiutarti a contestualizzarlo nella tua storia.