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Storie03 ottobre 20267 min di lettura

Fentanyl: il ruolo nella cura del dolore e i rischi dell’uso improprio

Sommario Il fentanyl è un farmaco importante per l’anestesia e il trattamento del dolore oncologico. Dosi personalizzate e monitoraggio medico permettono di gestirne i benefici e i rischi. Il furto di Roma richiama l’importanza dei controlli, senza alimentare paure che ostacolino le cure.

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Il fentanyl è un farmaco importante per l’anestesia e il trattamento del dolore oncologico, ma il suo uso improprio può avere conseguenze mortali. Il furto di ottanta fiale all’Ospedale Israelitico di Roma ha riportato questa duplice realtà al centro dell’attenzione. Comprendere benefici e rischi serve anche a evitare che la paura ostacoli le cure di chi ne ha bisogno.

Il furto a Roma e la risposta delle istituzioni

La notizia è diventata pubblica nel luglio 2026, ma la scomparsa delle ottanta fiale di fentanyl dalla cassaforte della farmacia ospedaliera era stata scoperta a giugno.

La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta, con accertamenti affidati al Nucleo investigativo dei Carabinieri e ai NAS. Il 22 luglio è stata riportata l’iscrizione di due custodi dell’ospedale nel registro degli indagati. Tra le ipotesi investigative, un furto su commissione destinato ad alimentare il mercato clandestino. La cronologia è ricostruita da RaiNews.

Le cronache hanno riportato una stima attribuita a fonti di Governo: il quantitativo sottratto sarebbe stato sufficiente a confezionare fino a circa 20.000 dosi destinate al consumo illecito. È una stima riportata nella notizia dell’allarme a Palazzo Chigi, non un conteggio accertato delle dosi effettivamente ricavabili né un’equivalenza con dosi terapeutiche.

La risposta istituzionale ha incluso una riunione d’urgenza a Palazzo Chigi, l’attivazione dei NAS e un’ispezione ministeriale. Il Ministero della Salute ha inoltre annunciato una nuova circolare per rafforzare i controlli sull’uso, sulla circolazione e sulla conservazione del farmaco, nel quadro del Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio del fentanyl e degli altri oppioidi sintetici, avviato nel 2024.

L’Istituto Superiore di Sanità ha giudicato grave l’episodio, precisando però che si trattava di un evento circoscritto, che non modificava il quadro complessivo del controllo degli oppioidi a uso medico in Italia. Un richiamo alla vigilanza, senza alimentare allarmismi, riportato da AgenSalute.

Che cos’è il fentanyl e perché si usa in anestesia

Il fentanyl è un oppioide sintetico, sviluppato dal gruppo del medico e ricercatore belga Paul Janssen. La ricostruzione storica pubblicata sul Journal of Pain and Symptom Management ne colloca la sintesi nel 1960.

La sua potenza analgesica è circa cento volte quella della morfina. Questo significa che può produrre un effetto antidolorifico con quantità molto piccole: le dosi vengono comunemente espresse in microgrammi, chiamati anche gamma nel gergo anestesiologico. Una maggiore potenza, tuttavia, non significa automaticamente maggiore sicurezza.

Come spiega Elena Bignami, presidente della SIAARTI, il fentanyl svolge il ruolo di analgesico nell’anestesia generale. Può essere associato a un ipnotico, che induce il sonno, e, quando necessario, a un bloccante neuromuscolare, che permette il rilassamento muscolare richiesto dall’intervento.

In sala operatoria la somministrazione avviene con dosi calibrate e monitoraggio del paziente. È questo il contesto descritto da Bignami nell’intervista ripresa dalla SIAARTI: conoscere il farmaco, la quantità somministrata e le condizioni cliniche permette di gestirne gli effetti e i rischi.

Il ruolo nel dolore oncologico e nelle cure palliative

Oltre all’impiego in sala operatoria e in terapia intensiva, il fentanyl ha un ruolo nella terapia del dolore oncologico e nelle cure palliative.

Nella storica scala analgesica a tre gradini dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli oppioidi forti appartengono al terzo gradino, destinato al dolore moderato-severo. Il loro impiego nel dolore da cancro è affrontato anche nelle raccomandazioni EAPC del 2012, che comprendono diverse opzioni terapeutiche e vie di somministrazione.

Le formulazioni di fentanyl rispondono a esigenze differenti:

  • Il cerotto per il dolore persistente

    La formulazione transdermica rilascia il principio attivo attraverso la pelle e può rappresentare un’alternativa alla morfina orale quando il fabbisogno di oppioidi è stabile, in particolare per chi ha difficoltà ad assumere farmaci per bocca.

    L’effetto non è immediato. Dopo la prima applicazione, le concentrazioni nel sangue aumentano gradualmente e tendono a stabilizzarsi inizialmente tra 12 e 24 ore. Questa prima stabilizzazione non coincide con lo steady state, cioè l’equilibrio raggiunto con le somministrazioni ripetute: per Durogesic, la scheda tecnica lo colloca entro la fine della seconda applicazione di 72 ore. Sono tempi distinti, come chiarisce il riassunto delle caratteristiche del prodotto.

  • Le formulazioni rapide per il dolore episodico intenso

    Le formulazioni transmucosali, comprese quelle sublinguali, vengono impiegate per il breakthrough cancer pain: episodi transitori di dolore intenso che compaiono nonostante il controllo del dolore di fondo.

    Sono destinate a pazienti oncologici già in trattamento continuativo con oppioidi e che abbiano sviluppato tolleranza a questi farmaci. Questa condizione è essenziale per la sicurezza, come indicato nelle informazioni dell’EMA.

Il denominatore comune è un percorso di cura con indicazione appropriata, scelta della formulazione, dosi individualizzate e controlli clinici. Questo percorso può comprendere anche il domicilio: l’uso terapeutico del fentanyl non è limitato all’ospedale.

Sicurezza, dipendenza e rischio respiratorio

Il controllo medico riduce e permette di gestire i rischi, ma non li annulla. Non è corretto affermare che il fentanyl, a dosi terapeutiche, non possa causare dipendenza.

L’uso ripetuto può determinare tolleranza e dipendenza fisica, cioè un adattamento dell’organismo al farmaco. Questi fenomeni non coincidono automaticamente con un disturbo da uso di oppioidi, caratterizzato anche dalla perdita di controllo sull’assunzione. Il rischio di sviluppare tale disturbo, tuttavia, esiste anche durante un trattamento prescritto e richiede valutazione e monitoraggio, come riportato nelle informazioni ufficiali sul fentanyl transdermico.

Tra gli effetti avversi più gravi c’è la depressione respiratoria: il fentanyl agisce anche sui centri cerebrali che regolano il respiro e può rallentarlo fino all’apnea, cioè all’arresto della respirazione. La conseguente carenza di ossigeno può provocare danni gravi e condurre alla morte.

Diego Fornasari, presidente dell’Associazione Italiana per lo Studio del Dolore, sottolinea che questo effetto può manifestarsi rapidamente. Nel suo intervento pubblicato dall’AISD richiama quindi la necessità di distinguere l’impiego terapeutico controllato dall’assunzione non controllata.

Che cosa cambia nel mercato illegale

Il fentanyl è associato alla crisi degli oppioidi che ha provocato decine di migliaia di morti negli Stati Uniti. Secondo i CDC, la maggior parte dei danni e delle overdose legati al fentanyl è collegata a quello prodotto illegalmente.

Il principio attivo può essere lo stesso; cambiano le garanzie sulla preparazione e le condizioni d’uso. Nel circuito farmaceutico sono controllate composizione, concentrazione e qualità. Nel mercato illegale chi assume una sostanza può ignorare quanto fentanyl contenga, se sia effettivamente presente e con quali altre sostanze sia stato miscelato.

L’assunzione contemporanea di più sostanze può complicare ulteriormente il quadro. Il naloxone può contrastare gli effetti degli oppioidi, compreso il fentanyl, ma non quelli di tutte le sostanze eventualmente associate. La tempestività del soccorso e il sostegno delle funzioni respiratorie restano determinanti.

Il furto di Roma preoccupa perché può rappresentare un punto di ingresso di medicinali nei circuiti illegali. È il fenomeno chiamato diversione: il passaggio illecito di farmaci dal circuito sanitario a quello del consumo non autorizzato.

Per questo la risposta istituzionale riguarda custodia, prescrizioni, conservazione e tracciabilità. L’obiettivo è duplice: prevenire l’uso illecito e garantire la disponibilità del farmaco per chi ne ha bisogno.

La vicenda richiama una questione più ampia: le conoscenze scientifiche possono trovare applicazioni benefiche e impieghi distruttivi, dalla radioattività all’intelligenza artificiale. Per il fentanyl, proteggere l’uso appropriato significa tutelare concretamente i pazienti.

La SIAARTI richiama il rischio dell’oppiofobia, la paura degli oppioidi che può ostacolare terapie necessarie. Chi affronta un intervento, convive con un dolore oncologico o riceve cure palliative ha bisogno di informazioni corrette e di un trattamento valutato e seguito con attenzione. Prevenire gli abusi e curare il dolore sono due responsabilità da sostenere insieme.

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Questo articolo può aiutarti a preparare il confronto. Un professionista può aiutarti a contestualizzarlo nella tua storia.